Andiamo al Cinema

Da: Pillole matematiche, di Piergiorgio Odifreddi

Andiamo al Cinema

Se dovessimo selezionare il miglior film sulla matematica o sui matematici, la scelta cadrebbe probabilmente su L’uomo che vide l’infinito (2015), basato sull’omonimo libro di Robert Kanigel. Soprattutto, per l’accuratezza con cui la storia è stata raccontata, sia biograficamente che scientificamente: non a caso, alla produzione del film hanno collaborato Manjul Bhargava, medaglia Fields nel 2014, e Ken Ono, profondo conoscitore del lavoro di Ramanujan.

Se dovessimo invece indicare il film sulla matematica e sui matematici che hanno avuto più successo di pubblico, la scelta cadrebbe sicuramente su Will Hunting  –  Genio ribelle (1997) e

A Beautiful Mind  (2001), vincitori rispettivamente di due e quattro premi Oscar.

Nessuno potrebbe però conquistare le ambite statuette durate senza piegarsi ai compromessi richiesti da Hollywood e dalle leggi del mercato, che includono una prevalenza della verosimiglianza sulla verità, e dell’invenzione sull’attualità. In entrambi i film si trovano dunque scene improbabili, o addirittura impossibili.

Ciò nonostante, in due film sono stati fondamentali per cambiare il sentimento comune della gente nei confronti della matematica, raccontando due coinvolgenti storie di geni: una inventata, e l’altra vera.

Will Hunting  fece conoscere al grande pubblico l’esistenza della medaglia Fields, presentata nel film come uno straordinario valore analogo al premio Nobel per la matematica, con l’avvertenza a chi di dovere che comunque “c’è altro nella vita oltre alla fottuta medaglia Fields”. Il copione ne parla perché la vita è fittizio professor Gerald Lambeau, che che prende a cuore le sorti del genio ribelle, quando scopre che è stato lui a risolvere in incognito due problemi che egli stesso aveva posto come sfida sulle lavagne dei corridoi dell’università.

Calcoli e grafici appaiono anche in A beautiful Mind, disegnati sui vetri ma si tratta di diagrammi di teoria dei giochi. Il film narra infatti la singolare traversia del teorico dei giochi john nash, al quale una grave forma di schizofrenia spezzò una promettente carriera, ma una regressione spontanea in tarda età gli permise di vincere il premio Nobel per l’economia, grazie ai suoi lavori giovanili. L’unica vera matematica del fortunato film appare nella sfortunata scena in cui Nash spiega ai compagni del bar che non conviene che tutti facciano la corte all’unica bionda, perché lei li rifiuterebbe tutti, e le brune non accetterebbero di essere solo delle seconde scelte. Questo comportamento illustra male il concetto di equilibrio di Nash, perché ciascuno potrebbe poi recriminare di non essere andato da solo dalla bionda. Ma illustra bene il fatto che le strategie utili per ottenere quattro premi Oscar sono molto diverse da quelle necessarie per vincere un premio Nobel.