Quel babbo tenero, goffo e impacciato è san Giuseppe
Da: L’ora D’Arte, di Tommaso Montanari
Quel babbo tenero, goffo e impacciato è san Giuseppe
Su questo piccolo foglio, intorno al 1635 una mano sicura e impetuosa ha disegnato usando un inchiostro nero, diluito in qualche zona con l’acqua e costruendo così un’immagine profonda, chiaroscura, macchiata di luce e ombra.
La mano è quella di Giovanni Francesco Barbieri, detto impietosamente il Guercino a causa di un occhio difettoso: un problema, questo, che non gli impedì di diventare uno dei più grandi pittori del suo tempo.
Non saprei citare un’immagine più felice e spontanea della paternità di san Giuseppe. Con sensibilità incredibilmente moderna Guercino ce lo mostra affettuoso, sollecito: ma nello stesso tempo impacciato e goffo, come sono i padri dei figli piccoli sanno essere. Giuseppe tiene in braccio un Gesù di pochi mesi, che in nulla lascia trasparire la propria divinità: un bambino vero, come tutti gli altri. Il babbo lo solleva, e insieme lo infagotta nel proprio mantello, per tenerlo caldo e stringerlo a sèi.
Improvvisamente, Ecco apparire un singolare collaboratore domestico: un grande angelone dai capelli riccioli e ribelli. S’è fatta l’ora della merenda, e l’angelo porge un’alzatina carica di frutti. Indica il più piccolo, quasi a suggerire che quello può essere adatto a sfamare il neonato Gesù.
L’invenzione più commovente è il modo in cui Giuseppe reagisce: solleva la testa verso l’angelo, e lo fissa con lo sguardo miope, gli occhi infossati. “Ci mancavi solo tu” sembra voler dire. Come a chiedersi: “E ora cosa faccio? lo poso, e sbuccio il frutto? Ne faccio una pappa? E se quando lo metto giù, Gesù si mette a strillare?
Dai Vangeli apocrifi al magnifico disco sulla Buona Novella di Fabrizio De Andrè (1970) l’infanzia dell’uomo-dio ha sempre colpito la fantasia popolare, illuminando di una luce speciale la nostra normalità.
E oggi in – un’epoca che deve fare ancora molta strada per mettere sullo stesso piano la paternità e la maternità in fatto di diritti e di doveri – l’imbranata tenerezza di questo meraviglioso padre ci è particolarmente cara.
Ci viene quasi da dirgli: “Dai, te lo tengo un attimo, Gesù: preparagli questa pappa in santa pace”. Un modo per ringraziarlo di essere un babbo “allegro di cuore, di mente e di viso”, come Bernardino da Siena diceva di San Giuseppe.