Richiedenti Asilo

Da:   L’Ora D’Arte, di Tommaso Montanari

Richiedenti asilo

Come per milioni di famiglie del nostro tempo, l’unico viaggio della famiglia di Gesù non fu una scelta, ma un obbligo: la fuga da un potere sanguinario, la ricerca d’asilo in un paese straniero.   Oggi Gesù e la sua famiglia non fuggirebbero in Egitto, ma verso Lampedusa: e Caravaggio, oggi, li diventerebbe su un gommone.

Già, perché a Caravaggio non  interessava la metà ma la trama quotidiana del viaggio: una trama di fatica, di stupore e di incontri. E così sceglie di rappresentare il momento in cui cala la sera, e i viaggiatori si fermano sulla riva del Nilo.

Ma è un Nilo che sa di Tevere, di paesaggio italiano: non c’è una palma, ma una meravigliosa quercia. E le piante di palude, la terra, le foglie gialle e rosse sono quelle dell’autunno in cui Caravaggio andava in giro, col suo cane (si chiamava Barbone), per la campagna romana.

Anche la storia non è ufficiale, lontana, sacra. Ma privata, vicinissima, intima.

Mentre il babbo Giuseppe smonta il sacco del bagaglio e il fiasco del vino chiuso con la carta, l’asinello sgrana gli occhioni mansueti di fronte a un folletto appena piovuto dal cielo: un angelo sbarazzino, con i capelli color dell’autunno e le ali da rondine gigante.

Questo strano compagno di viaggio ha un violino: e cosa c’è di meglio, per conoscersi, che fa musica insieme? Ogni incontro -sembra dirci Caravaggio- ci completa. Senza la musica dell’angelo Giuseppe veglierebbe solo e triste: chissà quanti pensieri, quante domande, quanta angoscia.

Ma se quel povero falegname seduto sulla valigia non gli reggesse lo spartito, neppure l’angelo di Dio riuscirebbe a suonare. Il puro spirito non è mai stato così di carne. Così necessità, così debolezza, così tenerezza.

Mentre la fantasia di Giuseppe viaggia sulle vertiginose strade della musica, Maria e Gesù sprofondano nel viaggio fantastico del sogno.

Mamma e figlio sono di nuovo uniti in un corpo solo: come quando Gesù era nella pancia della sua mamma. Solo Donatello aveva saputo raffigurare con tanta dolcezza l’amore di Maria per il suo piccolo. Scegliendo di mostrarli in un sonno così naturale e privato, Caravaggio ci fa sentire come se fossimo lì, accanto a loro: viene da parlare a bassa voce. Per non svegliarli.

E per non disturbare la ninna nanna del violino angelico.

Forse Maria sogna il ritorno alla pace della sua Nazareth. E chissà se Gesù sogna di costruire una umanità in cui nessun viaggio ci renderà stranieri.