Immagini
Da: Luigi Zoja, VEDERE IL VERO E IL FALSO, Einaudi
Fino a un secolo fa, I bambini crescevano senza quasi incontrare immagini modello standardizzate e riprodotte all’infinito: le quali, oggi, senza interruzione ci aggrediscono, penetrando la mente e depositandovi parassiti non richiesti che le impediscono di dar forma naturale e assistenza. Questo stupro psichico è così capillare da occupare ogni interstizio, vietandoci quasi di riconoscerlo: difficilmente vediamo ancora spazi liberi dall’invasione e possiamo giudicarli preferibili.
Anche per questo, oggi la storia della fotografia affascina. Riguarda l’etica, ancora irrisolta battaglia tra il mondo interno e quello esterno: che, per molti aspetti, è più importante delle guerre tra i popoli o della storia di interi continenti.
Un punto miliare, in questo drammatico percorso, corrisponde alla nascita della prestigiosa rivista “Life” (vita): che non pubblicava solo foto di soggetti particolari, ma anche del cittadino americano ideale. Il suo stesso nome, così assoluto, lasciava aperto il dubbio: significava che essa illustrava la vita o, più radicalmente, che le sue immagini ormai erano la vita?
La fotografia ha catturato milioni, e poi miliardi di persone perché rappresenta un potere senza precedenti nell’evoluzione, che accompagnava l’evoluzione stessa: quello di documentare come, e in cosa, l’essere umano si trasforma. Prima gradualmente, puoi sempre più precipitosamente, l’uomo è andato trasformandosi nell’immagine dell’uomo. In un certo senso, la letteratura ha costituito un tentativo di impadronirsi della personalità dell’interno, la pittura e poi la fotografia di fare lo stesso con l’esterno. Ma quest’ultimo compito, proprio perché situato fuori dal soggetto, viene a essere ben più dipendente dal mezzo usato per la rappresentazione e dalle fatue competizioni in mezzo a cui essa si svolge. L’apparente vittoria del mondo visivo su quello concettuale non ha basi stabili. Ognuno di noi si sente cittadino di un cosmo formato da immagini, di cui la propria, istintivamente, vorrebbe restare il centro. Ma, a differenza del sentimento di sé, che conserva un’origine e una destinazione all’interno della personalità, questa non gli appartiene più, forse per sempre.